Intervista di Anna Spadafora

Innovazione, competenze e confronto: così nasce il valore per il cliente

Jessica Barbati
Responsabile del Centro Analisi e Materiali di SIDEIUS

Dal 2012 al 2025 lei è stata referente del reparto chimico di TEC Eurolab. Dallo scorso anno è invece responsabile del Centro Analisi e Materiali di SIDEIUS, coordinando i referenti dei reparti chimico, metallurgico, prove meccaniche e officina. A livello organizzativo e gestionale, come si integrano i servizi di queste differenti aree e qual è il valore aggiunto per i clienti?

La nostra struttura ha raggiunto un livello di complessità e specializzazione tale da consentirci di rispondere a esigenze molto diverse. Difficilmente, infatti, il problema che un cliente ci sottopone può essere risolto esclusivamente attraverso una singola competenza: nella maggior parte dei casi coinvolge aspetti chimici, metallurgici, meccanici o legati alle lavorazioni.

Avere all’interno del laboratorio competenze così diversificate ci permette quindi di affrontare ciascun caso da più punti di vista e di fornire non soltanto il risultato numerico di un’analisi, ma una risposta completa. È proprio questo approccio consulenziale a rappresentare uno dei nostri principali valori aggiunti rispetto a un laboratorio che si limita a eseguire una prova. Il mio compito consiste anche nel mettere in relazione i risultati dei diversi test e nel favorire il confronto tra gli specialisti, organizzando momenti di condivisione che ci consentano di arrivare a una risposta conclusiva per il cliente. È un processo che fa crescere anche noi: ciascun esperto, confrontandosi con le competenze degli altri, acquisisce nuovo know-how e contribuisce a rafforzare la qualità della risposta.

Questo approccio coordinato e intersettoriale è stato introdotto con il suo incarico di responsabile del Centro Analisi e Materiali?

Con il mio incarico ho portato in maniera più strutturata un approccio globale alla risoluzione del problema. L’obiettivo è evitare di limitare l’analisi di un componente, per esempio, al solo ambito chimico o metallurgico, e coinvolgere invece gli specialisti delle diverse aree, soprattutto quando si tratta di competenze che un singolo specialista non può avere. È un approccio sempre più indispensabile perché i clienti che si rivolgono a noi sono spesso aziende di eccellenza e ci interpellano per casi complessi. Ci scelgono proprio per la capacità di accompagnarli nella ricerca di una soluzione.

Un esempio recente è quello di un cliente che, alla fine di luglio, ci ha chiesto di supportarlo nello sviluppo di un nuovo progetto che doveva partire all’inizio di settembre. Considerando il mese di agosto, abbiamo dovuto lavorare in tempi estremamente stretti: abbiamo sviluppato un nuovo sistema di analisi, acquistato uno strumento, inserito una nuova risorsa e messo a punto nuove metodiche. Siamo riusciti a farlo proprio grazie a una struttura organizzata e multidisciplinare, capace di reagire rapidamente alle esigenze del cliente. È stato un investimento importante, ma anche un’opportunità significativa, perché si tratta di un cliente che ci porterà lavoro per almeno un anno.

Quindi i vostri servizi sono realmente “su misura”: non vi limitate a proporre le analisi presenti a catalogo, ma siete in grado di costruire nuovi processi analitici in funzione delle esigenze del cliente?

Esatto. E questo richiede un lavoro che coinvolge diverse funzioni aziendali. Quando arriva una richiesta nuova, dobbiamo innanzitutto confrontarci con parte tecnica per capire la fattibilità, con l’ufficio commerciale per capire come quotare una commessa di cui non conosciamo ancora con precisione modalità, tempi e possibili criticità. Poi dobbiamo interpellare i fornitori, sia per i materiali sia per la strumentazione, coordinando i tempi di consegna. A questo si aggiunge la ricerca bibliografica di casi analoghi, il confronto con il cliente e la verifica progressiva che la soluzione individuata sia effettivamente quella corretta. È un processo complesso, ma quando si conclude con la soddisfazione del cliente dà una grande gratificazione.

In SIDEIUS, quindi, la parola regna incontrastata…

Sì. Credo che uno degli aspetti più belli del nostro lavoro sia proprio il confronto continuo tra le persone e tra competenze differenti.

Nel corso degli anni avete sviluppato analisi chimiche sempre più avanzate. Un esempio è il settore MOCA, che già alcuni anni fa rappresentava un ambito di frontiera. Come si sta evolvendo?

Le analisi MOCA, cioè relative ai materiali e oggetti destinati al contatto con gli alimenti, hanno avuto un ottimo sviluppo e continuiamo a investire nel loro potenziamento. La normativa richiede livelli di sensibilità degli strumenti sempre maggiori, perché la ricerca scientifica dimostra che anche quantità molto piccole di determinate sostanze possono avere effetti sulla salute. Di conseguenza, dobbiamo continuamente sviluppare nuove metodiche, migliorare la preparativa e investire in strumentazione sempre più sensibile.

Un altro esempio è rappresentato dalla nuova direttiva sull’acqua potabile, che introduce limiti più stringenti e nuovi parametri di controllo e alla quale ci stiamo adeguando in vista dell’entrata in vigore prevista dal 1° gennaio 2027.

Quando parliamo di abbassamento delle soglie, possiamo passare, per esempio, da un livello di ricerca di ppm a ppb. Sono ordini di grandezza completamente diversi, che richiedono strumenti più accurati e procedure di preparazione del campione ancora più efficaci. In questo ambito, il nostro lavoro riguarda i materiali destinati a venire a contatto con l’acqua: non analizziamo quindi l’acqua che esce dal rubinetto, ma verifichiamo che i materiali con cui l’acqua entrerà in contatto non rilascino sostanze indesiderate.

Può raccontarci un caso concreto in cui l’approccio consulenziale ha fatto la differenza?

Recentemente ci ha contattato l’avvocato di un’azienda che aveva ricevuto un controllo dell’ASL. L’azienda produce piccoli serbatoi in acciaio inox destinati a contenere bevande, compresi i relativi tappi. A seguito di un test di migrazione effettuato sui tappi, erano stati riscontrati valori superiori alla soglia e l’ASL aveva quindi disposto il blocco della produzione. L’azienda era naturalmente in difficoltà, anche perché non disponeva per iscritto di tutte le procedure richieste dalla normativa europea per la gestione della produzione. Ci ha quindi chiesto di intervenire sia su questo aspetto sia sull’interpretazione dei risultati analitici.

Analizzando il caso, ci siamo accorti di un elemento importante: il test di migrazione viene eseguito applicando un rapporto standard tra superficie e volume dell’alimento, ma questo dato deve poi essere rapportato al reale rapporto superficie/volume dell’applicazione finale. L’ASL aveva considerato il primo dato senza tenere conto dell’effettiva destinazione d’uso del prodotto. Abbiamo quindi elaborato una relazione tecnica di consulenza, dimostrando che, applicando il rapporto reale, i valori rientravano nei limiti. Abbiamo inoltre indicato il riferimento normativo che consentiva questa interpretazione. In questo modo siamo riusciti a evitare che l’azienda considerasse inutilizzabile tutto il materiale prodotto.

Passiamo agli altri settori. Quali sono le principali novità nell’area meccanica e metallurgica?

In questo momento stiamo registrando una forte crescita della domanda per le prove di fatica, in particolare nel settore aerospaziale. Abbiamo quindi investito in una nuova macchina, con un costo nell’ordine dei 400-500 mila euro, e dovremo completare il relativo iter di accreditamento. Anche in questo caso il mercato cambia rapidamente. Fino a qualche anno fa la richiesta principale riguardava le prove HCF; oggi, essendo già accreditati per questa tipologia, riceviamo soprattutto richieste di prove LCF. Dobbiamo quindi essere pronti ad adeguarci continuamente all’evoluzione della domanda. Nel metallurgico stiamo inoltre investendo molto nel settore automotive, in particolare sui piani AQF, che prevedono una serie articolata di test per la validazione dei componenti. Si tratta spesso di prove sui rivestimenti, sulle vernici e sui coating, sottoposti a diversi condizionamenti ambientali: caldo, freddo, pioggia, nebbia salina e altri test di resistenza. Sono prove che eseguiamo da tempo, ma oggi i clienti ci sottopongono capitolati completi e ci chiedono di gestire l’intero pacchetto. Grazie alle nostre competenze interne e alla collaborazione con partner qualificati, riusciamo a coprire quasi tutte le prove richieste. Anche la preparazione dell’offerta, però, richiede competenze tecniche: i capitolati sono complessi e devono essere letti e interpretati da persone che conoscano realmente le prove richieste. Per questo abbiamo inserito una risorsa dedicata proprio all’analisi dei capitolati e alla predisposizione delle offerte.

Parallelamente, nel settore aeronautico stiamo lavorando molto sui controlli legati all’additive manufacturing, per esempio sulla verifica di inclusioni, porosità e difetti delle strutture realizzate con queste tecnologie.

E l’officina cosa sta sviluppando?

L’officina sta sviluppando nuove tipologie di lavorazione e ampliando gli accreditamenti. Abbiamo inoltre acquistato una nuova macchina per il polishing, che dovrà essere validata perché la lavorazione sarà utilizzata anche per la preparazione dei provini destinati alle prove di fatica. È un ulteriore esempio di quanto le diverse aree siano interconnesse: il lavoro dell’officina alimenta quello delle prove meccaniche, che a sua volta dialoga con il metallurgico e con il chimico.

Con Luca Giulietti per il metallurgico, Davide Converso per le prove meccaniche e Davide Dell’Aversano per l’officina, Luca Marzani per il chimico abbiamo creato una squadra molto affiatata. Poi, il supporto della proprietà è fondamentale: il CEO Marco Moscatti presta grande attenzione all’innovazione e alla capacità di mantenere l’azienda all’avanguardia, mettendoci nelle condizioni di investire quando il mercato lo richiede.

Investimenti in tecnologia e nuove competenze, quindi, ma anche attenzione alle persone. Quanto conta questa combinazione nella gestione dei reparti?

Conta moltissimo. La formazione dei nostri tecnici richiede anni, quindi le persone rappresentano un investimento fondamentale e dobbiamo evitare di sottoporle a carichi di lavoro eccessivi. Un ambiente troppo stressante rischia di far perdere risorse preziose e competenze che sono difficili da ricostruire. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto anche su questo aspetto. Un esempio significativo è stata la scelta dell’azienda di eliminare il cartellino e lasciare maggiore indipendenza nella gestione dell’orario. È un segnale di grande fiducia nei confronti dei tecnici: ciascuno sa di dover garantire il proprio monte ore e, allo stesso tempo, può gestire con maggiore flessibilità eventuali esigenze personali. Per me, anche come mamma, è stato un cambiamento importante. E credo che questa indipendenza, se accompagnata da responsabilità, favorisca un approccio più maturo al lavoro, dove la responsabilità personale sostituisce il controllo. L’attenzione non viene meno, ma cambia la motivazione. L’obiettivo è garantire la qualità e rispettare le esigenze del cliente perché ciascuno sente la responsabilità del proprio lavoro, non semplicemente perché esiste un sistema di controllo.

Anche la gestione delle ferie rientra nell’indipendenza dei reparti?

Sì. I responsabili gestiscono anche la pianificazione delle ferie dei propri collaboratori. Indicativamente tra febbraio e marzo viene predisposto un calendario, che ci permette di distribuire le assenze in modo da non produrre criticità nei reparti. Naturalmente il piano può essere modificato durante l’anno in funzione delle esigenze dell’azienda e delle persone, ma avere una programmazione di base permette a ciascuno di organizzarsi con maggiore serenità. Credo che sia proprio questo l’elemento che accomuna molti degli aspetti di cui abbiamo parlato: la fiducia. Non una gestione centralizzata e calata dall’alto, ma un’organizzazione che responsabilizza le persone, valorizza le competenze e lascia ai singoli reparti la possibilità di gestire concretamente le proprie esigenze.

In conclusione, anche la qualità del servizio al cliente nasce da qui: dalla capacità di mettere insieme competenze, strumenti e persone, instaurando un dispositivo in cui ciascuno contribuisce al risultato.

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