Intervista di Anna Spadafora

Nei controlli non distruttivi la tecnologia evolve, ma il fattore umano resta decisivo

Stefano Benuzzi
Responsabile del Centro NDT di SIDEIUS

Lei è responsabile del Centro NDT (Non Destructive Testing). In occasione del trentennale dell’azienda, nel 2020, notava che i clienti avevano già innalzato il livello delle proprie sfide tecnologiche: erano alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi mercati e richiedevano prove sempre più avanzate e impegnative. Quali sono oggi le frontiere delle tecnologie che utilizzate nei controlli non distruttivi?

Il trend che avevamo individuato nel 2020 è assolutamente confermato. Soprattutto in ambito tomografico, emerge la necessità di investigare in maniera sempre più approfondita i componenti sottoposti ad analisi. Questo significa che la tecnologia sta compiendo grandi passi in avanti e, di conseguenza, cambiano anche i processi produttivi e le esigenze di ispezione. Alcune verifiche che in precedenza erano considerate standard si rivelano oggi, in determinati casi, non sufficienti a individuare tutte le problematiche di interesse per il cliente. Per questo motivo si ricorre sempre più all’ispezione tomografica anche laddove, in passato, sarebbe stata sufficiente un’analisi più tradizionale.

Un altro trend molto evidente è la crescente necessità di dati. Se prima un difetto veniva caratterizzato attraverso tre misure, corrispondenti alle sue tre massime dimensioni all’interno del volume, oggi può essere richiesto di effettuare dieci misure per ciascuna indicazione. L’obiettivo è caratterizzare completamente il difetto e determinare come potrebbe evolvere durante l’esercizio del componente. È un’evoluzione certamente interessante, ma anche molto sfidante, perché aumenta notevolmente la mole di attività richiesta. I reparti che seguo sono in grado di gestire questo tipo di esigenza e, anzi, uno dei nostri punti di forza consiste proprio nella capacità di scalare rapidamente le richieste del cliente: possiamo passare dall’ispezione di un prototipo all’analisi dell’intera produzione in tempi relativamente brevi. Disponiamo di una struttura in grado di supportare questo processo e, insieme al nostro approccio costantemente orientato alla qualità, questo rappresenta un elemento distintivo. Non diciamo semplicemente che una determinata attività si può fare o non si può fare: cerchiamo di stabilirlo in maniera consapevole, valutando concretamente esigenze e possibilità. Questo vale sia per i controlli non distruttivi sia per la tomografia.

Può fare un esempio di questa capacità organizzativa?

Possiamo partire dall’ispezione di un singolo pezzo e, successivamente, trovarci di fronte alla richiesta del cliente: “Va bene, ora dovete controllarne venti al giorno”. Come si gestisce una situazione di questo tipo? Attraverso reparti sufficientemente flessibili da poter assorbire queste esigenze senza tempi eccessivamente lunghi. Riusciamo quindi a rispondere rapidamente alle necessità del cliente, sia dal punto di vista tecnico, ormai dato quasi per scontato, sia sotto il profilo organizzativo. Naturalmente, se un’attività non è tecnicamente fattibile, non lo è. Ma quando lo è, l’aspetto tecnico tende ormai a essere considerato acquisito. Molto più complesso è organizzare le attività in modo da garantire le richieste di un cliente che ha esigenze sempre più stringenti in termini di tempi, con consegne frequentemente anticipate rispetto alle previsioni. La logistica della prova, che un tempo poteva essere considerata un aspetto secondario, oggi gioca invece un ruolo assolutamente dirimente nell’acquisizione o meno di una commessa.

Quando avete introdotto la tomografia in Italia, non c’erano altri laboratori che la utilizzassero. Che cosa è cambiato da allora?

È cambiata innanzitutto la consapevolezza con cui eseguiamo le scansioni. C’è stato un importante processo di crescita e di miglioramento del know-how interno, così come è aumentata la consapevolezza che i singoli tecnici mettono nell’esecuzione delle attività. Siamo riusciti inoltre a creare dei sottoreparti all’interno dei singoli reparti, in modo da avere una struttura specifica in grado di rispondere a esigenze altrettanto specifiche del cliente. Questo ci ha permesso anche di ridistribuire i carichi di lavoro in maniera più organizzata e strutturata, andando nella direzione di garantire flussi produttivi elevati e tempi ridotti. Per quanto riguarda la logistica, abbiamo una risorsa interna ai reparti che, per i clienti corporate, si occupa dell’organizzazione delle spedizioni, dell’inserimento delle commesse e del contatto costante con il cliente. Questo garantisce una risposta continua alle sue esigenze e aumenta le possibilità di acquisire commesse rilevanti.

Questa organizzazione riguarda entrambi i reparti di cui lei è responsabile?

Sì. Da una parte c’è il reparto tomografico, la cui referente è Maria Grazia Righi; dall’altra il reparto Controlli Non Distruttivi, che ha come referente Marcello Campioli. Oltre a coordinare questi due reparti, coordino anche altre due risorse trasversali che seguono tutti i reparti.

È stato lei a introdurre questa diversa organizzazione quando è diventato responsabile del Centro?

La mia esperienza come responsabile della gestione delle commesse di GE Avio, dal 2021 al 2024, ha sicuramente contribuito alle innovazioni organizzative del reparto tomografico, la cui attività preponderante è basata proprio sulle commesse di GE Avio. Per un buon periodo della mia vita lavorativa ho gestito queste commesse in solitaria. È stata un’esperienza molto intensa, ma anche estremamente formativa. Inizialmente sembrava quasi che si trattasse di “sopravvivere” alle richieste pressanti, complesse e fuori dall’ordinario di un committente di quelle dimensioni. Quando ho capito che, con aziende di quella struttura e di quelle dimensioni, era necessario adottare un approccio differente, le cose sono migliorate. Questa esperienza è stata una vera e propria palestra e si è rivelata utile anche con i clienti delle stesse dimensioni arrivati successivamente, che avevano logiche analoghe, gli stessi acronimi e gli stessi inglesismi. Tutti elementi che, a quel punto, non ci scoraggiavano più. Siamo riusciti inoltre a comprendere anche il linguaggio del management, che inizialmente poteva sembrarci molto ostico. Questo ci ha consentito di gestire in maniera più semplice e immediata le loro richieste.

La gestione delle commesse di GE Avio è stata anche un’occasione per mettere a frutto la sua certificazione EN 4179, come terzo livello aeronautico?

La certificazione tecnica è certamente utile all’azienda, perché consente di accedere a determinate commesse. Di per sé, però, non significa nulla se dietro non c’è un insieme di capacità necessarie per gestire un cliente di quel tipo. La certificazione è una condizione necessaria per poter accedere alle commesse; il fatto di riuscire a mantenerle, invece, non ha nulla a che vedere con il semplice possesso del titolo o della certificazione.

A proposito di normative, invece, come si incontrano con la pratica nel vostro lavoro?

Le prove non distruttive sono catalogate come processo speciale, a differenza delle attività di laboratorio. I processi speciali sono tutte quelle attività nelle quali il fattore umano gioca un ruolo chiave nel successo del test. I controlli non distruttivi, siano essi tomografie o controlli non distruttivi standard, sono fortemente influenzati dal fattore umano, perché il tecnico deve interpretare e valutare ciò che vede a schermo. Le normative servono a indicare una direzione entro la quale il tecnico deve muoversi. Per raggiungere il livello richiesto sono necessari determinati requisiti: ad esempio, 800 ore di formazione, un corso di 80 ore, e così via. Dopodiché, è indispensabile mantenere un livello di attenzione molto alto e costante, perché vengono controllati componenti delicati e può essere sufficiente che sfugga una piccola indicazione per produrre conseguenze importanti su cose o persone. Il mio compito è anche fare in modo che le persone abbiano ben chiaro quanto sia importante il loro lavoro e quale valore abbia, non soltanto per l’azienda, ma anche per il contesto in cui viene utilizzato il prodotto che contribuiscono a verificare.

Devo dire però che siamo molto fortunati con le persone con cui lavoriamo, perché, oltre a essere molto qualificate e scrupolose, hanno chiaro che il loro lavoro è molto importante.

Pensiamo alle pale delle turbine degli aerei: un piccolo difetto può provocare incidenti disastrosi…

Sì, ma il principio vale, in generale, per tutti i componenti che analizziamo attraverso i controlli non distruttivi. L’aereo rappresenta forse il caso più estremo, ma anche una turbina di una centrale elettrica è, di fatto, un motore di un aereo montato a terra. Se qualcosa va storto, gli effetti sulle persone che si trovano nelle vicinanze possono essere devastanti, al di là dei costi e dei risarcimenti assicurativi. Ciascun componente che analizziamo può avere un impatto più o meno rilevante in caso di malfunzionamento. Pensiamo anche a una semplice saldatura, se deve garantire che un container possa essere sollevato da una gru, non può cedere, non tanto per i danni che potrebbe subire il container, quanto per quelli che potrebbe provocare a una persona che si trovasse sotto di esso. Anche se non stiamo parlando di un componente aeronautico, deve essere controllato con la stessa attenzione e competenza. Non c’è nulla che possa essere sottovalutato.

Negli ultimi anni, nel settore della meccanica, si registra una tendenza a spostarsi verso l’aeronautico. Come percepite questo cambiamento?

Sicuramente l’aerospace è un settore in forte crescita ed è particolarmente sfidante, anche in considerazione della necessità di sostituire tutti gli aerei che dovranno essere costruiti nell’arco dei prossimi vent’anni. Per noi, però, non c’è soltanto l’aerospace. È un settore importante e certamente sta vivendo una crescita anche trainata dall’additive manufacturing, ma attualmente la più importante commessa che abbiamo nell’ambito dei controlli non distruttivi riguarda la radiografia di cavi in gomma destinati al trasporto dell’elettricità. Noi andiamo dove c’è mercato. L’aerospace è certamente interessante, ma non ci precludiamo nessuna possibilità.

La crisi dell’automotive ha inciso sulla vostra attività?

La nostra azienda nasce come laboratorio per il controllo di eccellenza. Per questo motivo le aziende dell’automotive che lavorano su migliaia di pezzi non si rivolgono normalmente a noi.

La chiusura di Mirafiori, quindi, ha un impatto soprattutto sulle aziende che lavoravano con la galassia Stellantis, mentre il nostro automotive è molto più di nicchia: Ferrari, Lamborghini, Ducati. È ovvio che, quando la congiuntura economica è sfavorevole, lo è per tutti e quindi anche per noi. Finora, tuttavia, abbiamo servito principalmente aziende che condividono un livello di eccellenza simile al nostro e che, al momento, non hanno risentito in maniera significativa della crisi del settore.

Parliamo della qualificazione dei giovani talenti che arrivano nei reparti di cui lei è responsabile. Sono aumentati in questi anni?

L’area tomografica è un settore di eccellenza, un settore di nicchia nel quale lavorano persone di altissimo spessore, a partire da Maria Grazia Righi, che è una ottima referente, ma anche da tecnici che rappresentano vere eccellenze in ambito scientifico. Queste competenze, unite alla capacità di gestione dei clienti strutturati, fanno sì che la tomografia sia quasi un’azienda all’interno dell’azienda. Gestisce infatti commesse molto complesse senza il supporto diretto delle aree commerciali: siamo noi a condurre la trattativa con il cliente e successivamente a svolgere attività di alto valore economico, che possono arrivare anche a centinaia di migliaia di euro. Questo comporta una crescita costante del reparto, accompagnata da un aumento del numero di persone certificate.

Lo stesso si può dire per i PND, che lavorano secondo logiche differenti. È un mercato più povero, ma anche in questo ambito ci sono persone con una grande vocazione per il proprio lavoro, che tengono a trasmettere al cliente il valore aggiunto del proprio impegno e della propria serietà, oltre che dell’elevata competenza tecnica. Quando una persona ha questo approccio, ne beneficia anche l’azienda, perché è innanzitutto la persona stessa a volere assicurarsi che il proprio lavoro venga valorizzato.

In definitiva, credo che proprio questo equilibrio tra competenza tecnica, consapevolezza e capacità organizzativa rappresenti la vera forza dei nostri reparti. La tecnologia continua a evolvere e con essa aumentano la complessità delle prove e le aspettative dei clienti. Ma, alla fine, dietro ogni strumento, ogni tomografia e ogni controllo c’è sempre una persona chiamata a interpretare correttamente i dati e ad assumersi la responsabilità del proprio lavoro. È questo il fattore che, prima ancora della tecnologia, permette a un laboratorio di eccellenza di continuare a crescere.

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